PICCOLI MAESTRI-IO, PIERRE RIVIERE, AVENDO SGOZZATO MIA MADRE…

Data domenica 09 febbraio 2020
Orario 9:15 pm
Location Teatro della Brigata
via Brigata Garibaldi 6, 57127 Livorno
per info&prenotazioni cell 3278844341

Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello

liberamente tratto dai documenti d’archivio

a cura di Michel Foucault

contenuti nell’opera Moi, Pierre Rivière, ayant égorgé ma mère, ma soeur et mon frère…

 

 

 

 

di e con Daniele Bernardi e Igor Vazzaz
drammaturgia e regia Daniele Bernardi
musiche scritte ed eseguite da Igor Vazzaz
costumi Caterina Foletti
scenografia Ledwina Costantini
luci Andrea Borzatta e Diego Cinelli

con il contributo della Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos e della Fondazione Ernst Göhner e con la collaborazione del Teatro delle Radici (Lugano, CH), di Opera retablO (Sessa, CH),
della Rassegna HOME – Teatro Foce (Lugano, CH), di SPAM! Rete per le Arti Contemporanee (Lucca) e ERT – Emilia Romagna Teatro

durata: 60 minuti

Spettacolo nominato nella selezione Incontro del teatro svizzero 2017

 

LA VICENDA

Francia, 1835. Normandia. Irrilevante villaggio di campagna del Calvados. In una mattina di quasi estate, il ventenne Pierre Rivière, lo strano del paese (non lo scemo: lo strano), impugna una roncola e macella la madre, una sorella e uno dei fratellini. La madre era incinta di un altro figlio. Compiuto il gesto, il giovane si produce in una farneticante dichiarazione di giustizia rivolta ai vicini e se ne va. Non fugge: vagabonda per settimane tra boschi e rive, meditando di consegnarsi per poi essere catturato dalla polizia. Interrogato, per le prime ore, giustifica il proprio gesto con argomentazioni religiose incredibilmente
solide, sostenendo il confronto con gli spiazzatissimi inquirenti grazie a puntuali citazioni bibliche.
All’improvviso, cambia versione: non ha agito spinto da Dio, ma per giustizia e per amore di suo padre. Chiede un foglio e una penna per scrivere tutte le sue ragioni, quelle che ha già scritte. Gli interlocutori non credono alle proprie orecchie: ha già scritto le proprie ragioni? Sì, nella sua testa. Si premura, dunque, di anticipare di aver uccisa la madre in quanto colpevole per la rovina della vita del padre, la sorella perché solidale con la madre e, infine, il fratello per farsi odiare dal padre, che ama
e predilige il bambino tra tutti i figli, affinché l’uomo possa non vivere l’imbarazzo d’essere riconoscente a un assassino. Chiede, infine, di essere condannato a morte, perché si rende conto di aver compiuto un misfatto, ma, almeno, ha liberato la persona che ama di più. Ottenute carta e penna, Pierre scrive un memoriale di quaranta pagine. A tratti bellissimo. Vi narra, per filo e per segno, il matrimonio dei genitori, la propria infanzia e, quindi, il proprio progetto criminoso, la sua messa in esecuzione e, infine, la fuga sino alla cattura.

Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello…
I giudici sono interdetti, l’opinione pubblica divisa, giacché la Francia di metà Ottocento è tutt’altro che un paese “medievale” e i giornali esistono da mezzo secolo: l’estrema lucidità del giovane consiste nella maggior prova a carico della sua pazzia, in un paradosso irrisolvibile, per uno dei primi casi moderni in cui si pone la questione della sanità mentale relativa a un gesto criminoso. La condanna a morte della prima sentenza viene commutata in carcere a vita. Dopo cinque anni di
reclusione segnati da vari scompensi, Pierre riesce a impiccarsi. Nel 1973, Il filosofo Michel Foucault raccoglie tutto il materiale relativo a questa storia: le testimonianze, gli articoli di giornale, gli atti processuali e, soprattutto, il memoriale. Vi dedica un seminario, al termine del quale pubblica i testi per intero, corredati da alcuni interventi saggistici. Il titolo del libro, pubblicato da Gallimard nel 1975 e tradotto in italiano da Einaudi l’anno successivo, riprende il fulminante incipit del memoriale: Moi Pierre Rivière, ayant égorgée ma mère, ma sœur et mon frère… (Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello…). Al caso, viene quindi dedicato anche un film, nel 1976, girato da René Allio nelle terre in cui si svolsero le vicende, con attori non professionisti.

LO SPETTACOLO 

DANIELE BERNARDI, attore e poeta svizzero, si cimenta nella sfida di raccontare la storia di Pierre finendo
per calarsi nei panni del protagonista, con un monologo che traduce in termini scenici la confessione
del crimine. Lo ospita una scenografia simbolica, semplice quanto efficace, costituita da una lavagna pavimentale di
3 metri per 3 sulla quale è più volte riportato il verso del poeta quattrocentesco François Villon, «Je congnois tout, fors’ que moy mesmes» (alla lettera: «Conosco tutto, fuorché me stesso»). A completare il corredo oggettuale dell’allestimento, una serie di abiti e qualche arredo, significativo habitat per una rigorosa partitura gestica in grado di proiettare il lavoro oltre i confini del teatro di narrazione, contando sul significativo contributo di una peculiare partitura sonora.
Igor Vazzaz, cantautore e musicista “eretico”, impugnando una chitarra elettrica alternata a una ghironda (antico strumento a manovella d’origine medievale), accompagna la vicenda dando vita a una cornice musicale originale, eseguita dal vivo e composta da canzoni, intermezzi, brani strumentali, sfruttando appieno l’affascinante rapporto tra suono artificiale e naturale, acustico. Ne risulta una performance di un’ora, tagliente come un colpo di lama, chiara nella sua forma narrativa,
eppure stratificata nelle molteplici risonanze poetiche: quasi uno studio di antropologia, dedicato a un personaggio umano, troppo umano, tra le cui pagine risiedono inconsapevoli aperture teatrali e letterarie.
Portare in scena una storia di quasi due secoli fa, eppure così vicina per modi, impulsi e alienazione,
rappresenta una chiave di ricerca rispetto a un nucleo profondamente “vero”, resistente e residuale,
che sembrerebbe negare qualsiasi possibile velleità di progresso.

RASSEGNA STAMPA

● «Ciò che mi ha colpito, in primo luogo, è stata la potenza del testo (la sua “bellezza”, come scrisse Foucault). Tra le sue pagine, vi sono passaggi che ricordano Don Chisciotte e Amleto. Secondariamente, mi interessava la difficoltà riscontrata dagli uomini di legge nel tracciare un confine tra follia e ragione. Infatti, esaminando i materiali del caso, ci si rende conto di quanto
ciò che chiamiamo pazzia, paradossalmente, risponda ad una logica implacabile e di come il crimine sia, in fondo, la risoluzione di un problema». Clara Storti, intervista a Daniele Bernardi, “Mi determinai a ucciderli”, in «La Regione», 6maggio
2016

● «Il racconto è un crescendo di emozioni. Senza struggimenti di maniera. Se non nell’atrocità della sequenza dei fatti e nella logica di una colpa riconosciuta. Che assume tinte drammatiche che  diventa la semplice descrizione di un oceano del disagio, della malattia, del male. Le note di una chitarra elettrica e di una ghironda con la voce di Igor Vazzaz ci immergono in una colonna sonora sospesa che ricorda le musiche di Eddie Vedder per Into The Wild (di Sean Penn) o quelle di Richard Thomson per Grizzly Man (di Werner Herzog). Quello di Daniele Bernardi è un pregevole atto di coraggio, con un’esecuzione attenta e seduttiva».
Giorgio Thoeni, Attenta cronaca di un disagio, in «Azione», 16 maggio 2016

● «L’insostenibile pesantezza della storia è magistralmente sostenuta da due applauditissimi
artisti, che con grande capacità hanno reso seduttiva perfino l’atrocità del crimine: è l’attore e
poeta svizzero Daniele Bernardi a vestire i panni di Pierre, il giovane omicida. La scena è divisa
con il cantautore Igor Vazzaz, per l’accompagnamento musicale con chitarra elettrica e ghironda. La narrazione si risolve in un lungo monologo, in un fluire ininterrotto di parole accompagnato da una calcata gestualità, in un fraseggio recitativo ipnotico, talvolta ossessivo. […] La colonna sonora elettro-acustica eseguita dal vivo accompagna il racconto delirante
dell’omicida, e alla sua voce si sovrappongono altre voci, eco di un altrodove e un altroquando. E le parole di Francois Villon, Bob Dylan, Nick Cave e Allen Ginsberg diventano l’eco ammaliatrice di pericolose sirene». Silvia Bulckaen, Io, Pierre Rivière… quando l’atrocità diventa spettacolo d’autore, in «La Gazzetta del Serchio», 6 febbraio 2017

● «Daniele Bernardi […] dà corpo e voce alla confessione di Pierre, utilizzando anche brevi
frammenti di altri testimoni. E così veniamo a sapere dalla “viva voce” del protagonista quali
sono stati i pensieri che lo hanno spinto al terribile gesto. Quali i dubbi e i sentimenti che
hanno attraversato la sua mente prima, durante e dopo l’omicidio».
Giacomo Verde, Il caso umano di Pierre Rivière, in «lo sguardo di Arlecchino», 3 marzo 2017
● «Un piccolo classico. Che da qualche tempo viene portato in scena da Daniele Bernardi in Io,
Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello… Titolo alla Lina
Wertmüller che riprende l’omonimo libro di Foucault. Per una produzione italo-svizzera in cui
Bernardi rivive le vicissitudini del giovane contadino. Un incubo febbricitante. Ma di rara
suggestione».
Diego Vincenti, Daniele Bernardi è Pierre Rivière, in «Il giorno», 2 marzo 2019

Ingresso intero 12 euro / ridotto 10 euro (allievi, associati)/ ridottissimo 7 euro ( under 14)